C38 verso il 9 giugno...

Contro ogni guerra imperiale (unilaterale o multilaterale)
No Bush, no Prodi.

C38 in cammino verso il 9 giugno...

2 giugno
Ore 10:00, P.zza Maggiore
Parata  Anti-militare

5 giugno
Ore 16:00,  aula 1, via Zamboni 38 
"Scenari di guerra imperiale"
Assemblea  con Federico Montanari ed Emergency

7 giugno
Ore 17, P.zza Verdi
Assemblea "No War, No Bush", con collegamenti da Rostock
(promuovono: C38 , Espress, Casseur, Spa, Ora d'aria, Cua)

9 Giugno
Ore 10, Stazione centrale
Tutti a Roma!


Guerra per nessuno,
Reddito per tutt*

C38 - Uniriot Bologna

http://c38.noblogs.org/
http://www.uniriot.org/

Solidarietà a Francesco "Copertina" Brancaccio

Queste cose di cui mi imputa fanno parte della Sua cultura, non della mia [...]
Non faccio parte della Sua famiglia.
Lucio Castellano davanti al Giudice istruttore
12 Giugno 1979  

Chi lo avrebbe mai detto che, nel 2007, l'ombra di "Mario Scelba con la sua celere e questura" potesse gettarsi ancora sui movimenti?
Eppure è così. A esserne vittima è stato, questa volta, Francesco Brancaccio, compagno che abbiamo conosciuto nella rete di Uniriot.

Colpendo Francesco hanno voluto colpire tutti noi, e questo sia ben chiaro. Ci sembra inquietante che, per farlo, anziché le armi della politica, vengano usati dispositivi polizieschi come l'articolo 1.
Dispositivi che non sono semplicemente il residuo delgli anni '50 o degli anni '70 ma assumono oggi un nuovo ruolo in un'articolazione complessiva di disciplina e controllo sulle nostre vite.

In tempi di Partito democratico nulla può essere inatteso e la macchina deve funzionare bene. Perché sono democratici ma, si sa, a volte possono anche usare qualche legge che con lo stato di diritto ha ben poco a che fare. Una legge grazie alla quale basta la volontà di un questore per limitare le libertà individuali dell'avversario politico di turno senza che sia stato mai condannato dalla magistratura. A già, dimenticavamo, noi non siamo politici. Ce lo ha detto il Grande Capo qualche tempo fa quando venne a parlarci "dei fratelli tute blu che seppellirono le asce". "Ma non fumammo con lui, non era venuto in pace".

Francesco ora rischia di diventare un "sorvegliato speciale" ma questo status va ben al di là del singolo compagno, del singolo attivista. Il messaggio è che, se non ce ne siamo accorti, siamo tutti sorvegliati speciali.
Ma possono anche sovegliarci quanto vogliono. Non hanno niente da scoprire. Noi, infatti, ci muoviamo sempre sulla superficie. Sono loro che sono abituati a muoversi nascosti, vagando per sotterranei, sempre più in profondità. Sono convinti che tutto ciò che non capiscono sia una cospirazione sotterranea. Ma noi, come disse Lucio Castellano al giudice, non siamo della loro famiglia.  

Un abbraccio a Francesco, nostro fratello.
C38, Collettivo di Lettere e Filosofia di Bologna

Solidarietà a Francesco "Copertina" Brancaccio

Queste cose di cui mi imputa fanno parte della Sua cultura, non della mia [...]
Non faccio parte della Sua famiglia.
Lucio Castellano davanti al Giudice istruttore
12 Giugno 1979  

Chi lo avrebbe mai detto che, nel 2007, l'ombra di "Mario Scelba con la sua celere e questura" potesse gettarsi ancora sui movimenti?
Eppure è così. A esserne vittima è stato, questa volta, Francesco Brancaccio, compagno che abbiamo conosciuto nella rete di Uniriot.

Colpendo Francesco hanno voluto colpire tutti noi, e questo sia ben chiaro. Ci sembra inquietante che, per farlo, anziché le armi della politica, vengano usati dispositivi polizieschi come l'articolo 1.
Dispositivi che non sono semplicemente il residuo delgli anni '50 o degli anni '70 ma assumono oggi un nuovo ruolo in un'articolazione complessiva di disciplina e controllo sulle nostre vite.

In tempi di Partito democratico nulla può essere inatteso e la macchina deve funzionare bene. Perché sono democratici ma, si sa, a volte possono anche usare qualche legge che con lo stato di diritto ha ben poco a che fare. Una legge grazie alla quale basta la volontà di un questore per limitare le libertà individuali dell'avversario politico di turno senza che sia stato mai condannato dalla magistratura. A già, dimenticavamo, noi non siamo politici. Ce lo ha detto il Grande Capo qualche tempo fa quando venne a parlarci "dei fratelli tute blu che seppellirono le asce". "Ma non fumammo con lui, non era venuto in pace".

Francesco ora rischia di diventare un "sorvegliato speciale" ma questo status va ben al di là del singolo compagno, del singolo attivista. Il messaggio è che, se non ce ne siamo accorti, siamo tutti sorvegliati speciali.
Ma possono anche sovegliarci quanto vogliono. Non hanno niente da scoprire. Noi, infatti, ci muoviamo sempre sulla superficie. Sono loro che sono abituati a muoversi nascosti, vagando per sotterranei, sempre più in profondità. Sono convinti che tutto ciò che non capiscono sia una cospirazione sotterranea. Ma noi, come disse Lucio Castellano al giudice, non siamo della loro famiglia.  

Un abbraccio a Francesco, nostro fratello.
C38, Collettivo di Lettere e Filosofia di Bologna

Napoli chiama: MayDay, MayDay

La MayDay giunge quest'anno alla sua settima edizione. Nel corso degli anni questo evento si è intrecciato con soggetti e lotte differenti, ha oltrepassato lo spazio angusto della sovranità nazionale e proiettandosi verso una dimensione europea. In questi sette anni ne è passata di acqua sotto in ponti. Ci rendiamo conto che, dopo la manifestazione dello scorso 4 novembre, con tutte le sue contraddizioni, un ciclo si è chiuso e la MayDay non ne esce indenne.

Per questo crediamo che la MayDay non vive se non alimentata dalle lotte e dai processi di soggettivazione che si attivano a partire da essi.
A Napoli, quest'anno, è successa una cosa importante: dopo un mese di mobilitazioni che hanno visto centinaia di studenti attraversare i palazzi dell’università Orientale e le strade di Napoli, il Senato Accademico si è riunito in seduta straordinaria per congelare il decreto del rettore Ciriello che sanciva l’aumento delle tasse universitarie. Questa vittoria è ttata ottenuta grazie all’autorganizzazione e all’autonomia degli studenti che hanno ripreso così parola sull’università e sulle decisioni che riguardano le proprie vite.

La vittoria degli studenti di Napoli ci parla di un nuovo modo di intrecciare le mobilitazioni universitarie con il tema della precarietà: la battaglia per la trasformazione delle condizioni materiali di vita è oramai inscindibile dal conflitto sul terreno dei saperi. Bloccare l’aumento delle tasse nel nuovo modello formativo basato sull’inclusione differenziale e sul controllo dei saperi significa mettere in crisi gli stessi meccanismi di regolamentazione della nuova forza lavoro precaria.

Crediamo che la rivendicazione di un reddito di  cittadinanza sia un possibile nome comune per fare intrecciare le lotte sui saperi con quelle contro la precarietà esistenziale. Solo un reddito incondizionato può scardinare quel modello  di inclusione differenziale. Solo la continuità di reddito crea le condizioni di possibilità per eludere quel dispositivo di ricattabilità che ostacola i processi di soggettivazione del lavoro vivo.

Per queste ragioni il I maggio andremo a Napoli insieme alla rete di Uniriot per reclamare anche noi il diritto ai saperi e al reddito.

C38, Collettivo di Lettere e Filosofia - Uniriot Bologna

www.uniriot.org

Per info: 3494040526 (Continua)

Uniriot verso la street parade antiproibizionista

STREET PARADE
Roma 14 Aprile 2007
Piazza Della Repubblica ore 15:00 


Ogni giorno all'interno delle facoltà affermiamo il diritto ad autogestire i nostri tempi e i nostri spazi; lo facciamo costruendo dispositivi di condivisione dei saperi e mettendo in gioco pratiche di resistenza ai meccanismi di disciplina e controllo introdotti dalle riforme universitarie.
In questi mesi abbiamo dato vita a seminari, dibattiti e assemblee sul fenomeno dell'uso delle sostanze, sui loro effetti e rischi, sulla legislazione in vigore. Da queste riflessioni è nata l'esigenza di andare oltre l'idea di “consumo consapevole”, di aprire una discussione dentro e fuori l'università su quale relazione intercorre oggi tra saperi, produzione, corpi e consumo.

Leggi tutto 

Uniriot Day a Bologna: alea iacta est

L'Uniriot Day a Bologna ha significato, per noi, riprenderci la facoltà, risignificarla, farle parlare una lingua oscena, "antipolitica", direbbe qualcuno.
Via Zamboni 38, Facoltà di Lettere e Filosofia. Centinaia di studenti condividono gioia e saperi, laddove la tristezza feudale vorrebbe scandirne le giornate e imbirgliarne le intelligenze.
 I baroni dell'Alma Water vogliono che quella di Bologna sia l'unica università a non accettare che le sue porte rimangano aperte dopo le ore 19:00. Forse hanno paura che le tenebre, teatro abituale di sedizioni e tumulti, accolgano tra le loro braccia la cospirazione studentesca e precaria. Ma noi, che abbiamo imparato dalle mura imbavagliate di questa città, che cospirare vuol dire respirare insieme, ieri notte abbiamo unito i nostri fiati e, sulle orme di Guy Fawkes, abbiamo dato fuoco alle polveri. Via Zamboni 38 è esplosa in quella felicità che, collettivizzata, è sovversiva.

Quello di ieri ha rappresentato un importante precedente in questo ateneo, in una città in cui l'appello alla legalità unisce pubblici ministeri, sindaco e presidi di facoltà. Tutti schierati in difesa di quella logica per cui i soggetti nomadi e cognitari (studenti, migranti, precari) dopo aver prodotto ricchezza, dopo esser stati rapinati quotidinamente di ciò che hanno prodotto (saperi, cooperazione sociale e soldi), vengono costantemente disciplinati, controllati e repressi. Ma ieri sera la logica di istigazione-repressione è andata in cortocircuito. I conflitti che quotidianamente agiamo per l'autonomia  della cooperazione sociale ieri hanno ecceduto un confine temporale. La nostra temporalità, come dicono i bempensanti che chiedono legalità, "ha preso una brutta piega" e ha determinato un incontro inedito. Questo incontro si chiama Uniriot (www.uniriot.org): un sito che connette i nodi di un’università-in-divenire che vive già nella realtà delle lotte e nei percorsi che costituiscono forme di vita eccedenti la disciplina dei saperi imposta dall’università del 3+2.

Il dado è tratto (alea iacta est) e ora indietro non si torna. Abbiamo varcato il Rubicone ma non ci interessa puntare al centro dell'impero, perché il centro dell'impero siamo noi. Ma stiamo da un'altra parte.

Il nostro tempo è qui, comincia adesso.

www.uniriot.org

http://www.uniriot.org/index.php?option=com_wrapper&Itemid=62

Uniriot Party

www.uniriot.org 

Chi ha paura di C38?

C38 è il collettivo di Lettere e Filosofia. Collettivo + via zamboni 38 = C38. C38 è una storia di fantasmi. Il nostro fantasma è attuale (per quanto virtuale): prima si aggirava per l’Europa, ora per il globo. E’ uno strano fantasma capace di incarnarsi in migliaia di corpi che scoprono un movimento, e si riprendono i loro spazi all’università. Migliaia di corpi in agitazione, che occupano un treno per andare a Roma ad assediare il parlamento, prendendo la parola la prima volta, da quando esiste l’università del 3 + 2. Ma prendere parola significa parlare una lingua nuova, intraducibile per il potere: parlare di autoformazione, di rifiuto del lavoro e reddito, di autorganizzazione, autoriforma per un’ università nomade, di saperi liberi. Parlare di fuga da un comando che parassita la nostra creatività mettendo a profitto i saperi, le emozioni, gli affetti, la nostra stessa vita. Essere contro l’università del 3 + 2, l’università delle passioni tristi: un deprimente ibrido tra strategie disciplinari e di controllo postfordiste (delocalizzazione dei poli, misurazione dei saperi in crediti), ritmi da produzione taylorista (i cicli) e assetti di potere feudali (baronie & co.). Nel nostro piccolo abbiamo provato a tradurre alcuni degli strani suoni del fantasma. Autoformazione: abbiamo organizzato seminari autogestiti: un ciclo su Gilles Deleuze, il filosofo della creazione e della molteplicità (che ha avuto luogo nel semestre scorso) e una nuova serie di incontri (work in progress, a breve in queste aule) sul tema-fulcro dell'innovazione. Momenti di dibattito, critica e costruzione di uno spazio che eccede le anguste gabbie della produttività e del dispotismo accademici. Momenti di resistenza. Autoriforma: vogliamo intervenire sulla distribuzione esami-crediti, pretendendo una maggiore autonomia nel percorso formativo e il riconoscimento delle attività autogestite, riprendendoci i nostri tempi di studio e socialità. Per farlo abbiamo attivato anche un percorso di Inchiesta e conricerca sulla soggettività studentesca nell’era dl 3+2. Il nostro obiettivo è riuscire a estendere, concretamente, questa potenza di autorganizzazione all'interno della nostra Università in divenire. Un'Università che non vogliamo né azienda né feudo baronale, ma spazio aperto, libera produzione e circolazione di saperi vivi e conoscenze. Reddito: dobbiamo riprenderci quello che noi stessi produciamo, ciò che ci spetta. Se i nostri cervelli, i nostri affetti e la nostra vita sono messi al lavoro allora che ci paghino! La nostra soggettività eccedente – questo fantasma – è sempre in movimento, per scardinare l'apparato di cattura di questo potere misero. L’Università che vogliamo c’è già. Il nostro tempo è qui e comincia adesso Greetings from ghosts Il collettivo si riunisce tutti i lunedì alle 17:00 in aula studenti c38@riseup.net Ci trovate anche in aula Espress (via Zamboni 34) tutti i giovedì dalle 13 alle 19

Eterna Rivolta